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Paolo Bufalini[1944] - 1996

Paolo Bufalini nacque a Roma il 9 settembre 1915 da una famiglia piccolo borghese, del rione Trastevere e cominciò l'apprendistato politico al liceo ginnasio Quirino Visconti di Roma dove frequentò la sezione C. Inizialmente fu balilla, poi avanguardista, ma dalla metà degli anni Trenta primeggiò nel movimento cospirativo studentesco contro la dittatura fascista.
Dal 1935, insieme a Pietro Amendola, iniziò un'attività di studio in piccoli gruppi con gli altri compagni della classe. Nel 1936 iniziò a lavorare presso l'Istituto italiano di credito fondiario e in quel periodo conobbe Paolo Alatri.
Nel 1937, si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza e avviò i contatti con il Pci. Si laureò quindi in giurisprudenza. I suoi vasti interessi politici e filosofici, essendosi egli mosso da Hegel e Croce verso il marxismo, si svolsero a un tempo, all'analisi economico-politico della società moderna e allo studio sistematico della cultura e della storia greca e romana. I primi anni universitari furono quelli in cui si svilupparono le iniziative di solidarietà a favore dei repubblicani spagnoli e Bufalini, che lavorava attivamente nel gruppo dei giovani comunisti romani, partecipò alla raccolta dei fondi per i repubblicani spagnoli.
Sempre nel 1937 si adoperò per favorire l'espatrio clandestino di Giorgio Amendola.
Svolse ininterrottamente l'attività di antifascista in Roma fino all'agosto 1941, quando fu arrestato, insieme al fratello Cesare, con l'accusa di attività antifascista e in seguito assegnato al confino di polizia per aver promosso con Antonello Trombadori, Antonio Giolitti ed altri compagni le proteste all'Università.
Nel febbraio 1942 fu inviato ad Alatri come confinato politico antifascista e vi rimase per sei mesi, fino a quando non fu poi spedito in guerra come soldato, in prima linea, in Montenegro.
Dopo l'8 settembre 1943, combatté sino al giugno del 1945, come partigiano in Jugoslavia contro i nazisti e i fascisti croati nelle file della divisione italiana Venezia III Brigata Garibaldi, inquadrata come bandiera italiana nell'Esercito di liberazione nazionale jugoslavo guidato da Tito. Fu insignito dell'Ordine al merito del popolo con stella d'oro della Repubblica socialista federativa jugoslava. Nel 1944 in Bosnia, in un combattimento contro i fascisti croati, fu fatto prigioniero e dopo una peregrinazione attraverso vari campi (anche in Austria) fu portato in un campo di concentramento tedesco. Nel giugno 1945 tornò in Italia dove riprese la sua attività politica con vari incarichi nel Pci: diresse le federazioni comuniste di Salerno e Caserta negli anni 1946-1947.
Nel 1949 fu segretario regionale della Federazione abruzzese, dal 1950 al 1956 fu vice-segretario regionale in Sicilia con Girolamo Li Causi e quindi segretario della Federazione provinciale di Palermo, dove formò un nucleo di giovani dirigenti, tra i quali vi era anche Pio La Torre.
Nel 1956 fece parte della delegazione del Pci al XX Congresso del Pcus a Mosca con Palmiro Togliatti.
Fu eletto senatore nei collegi di Velletri nel 1963, di Siracusa nel 1968 e di Roma III nel 1972.
Fu capolista per la Camera dei deputati nelle circoscrizioni di Palermo nel 1968 e di Catania nel 1972.
Bufalini fece anche parte degli organismi dirigenti centrali del Pci, dai primi anni Cinquanta alla fine degli anni Ottanta. Egli ricoprì un ruolo decisivo nell'iniziativa politica e nell'elaborazione teorica per l'avvento di una società socialista che sia sicura garante della laicità dello Stato e delle libertà democratiche. Dal 1948 assolse compiti di alta responsabilità: dalla guida delle lotte contadine per la terra nel Fucino alla costruzione del movimento autonomista e riformatore in Sicilia; dal 1951 fu elemento del Cc, dal 1956 della Segreteria nazionale, dal 1958 della Direzione nazionale; dal 1958 al 1963 fu responsabile della Federazione romana e nei primi anni Sessanta, dal 1960 al 1962, fu consigliere comunale della sua città natale; nel 1984 venne eletto presidente della Ccc, fu alla direzione della Commissione culturale nazionale e il 6 agosto 1987 sostituì Gian Carlo Pajetta alla Presidenza della Commissione per la politica internazionale del Cc del Pci.
Il crescente ruolo politico del dirigente romano ottenne un riconoscimento nel 1963, quando venne eletto per la prima volta al Senato dove fu confermato per tutte le legislazioni successive, sino al 1992.
Numerosi gli incarichi ricoperti da Bufalini nei decenni di lavoro parlamentare, in particolare fu membro del Comitato direttivo del Gruppo parlamentare del Pci, della Commissione esteri del Senato, fu vicepresidente del Gruppo comunista al Senato della Repubblica, dal 1981 vice-presidente della Sezione italiana dell'Unione interparlamentare mondiale, poi membro onorario e componente dell'ufficio politico del Partito.
Nel 1992 fu membro del Consiglio nazionale del Pds.
Nel 1999 dovette abbandonare per motivi di salute l'incarico che gli era stato conferito nel 1988, quello di presidente dell'Anppia.
Scrittore di tradizione storicista, si espresse anche con articoli, saggi, discorsi, recando contributi di ampio respiro alla soluzione dei grandi problemi della vita italiana con particolare riguardo ai rapporti fra lo Stato e la Chiesa, alla lotta contro il terrorismo, alla politica estera.
Morì a Roma il 19 dicembre 2001.

Le carte dell'archivio Bufalini hanno beneficiato di una cura attenta da parte del proprietario-produttore, come testimoniano la qualità soddisfacente della loro conservazione e la loro organizzazione. In una lettera ms. dell'8 giugno 1992, indirizzata all'Ufficio personale del Pds, Bufalini scrive "La compagna Luisa Rispoli [...] è stata da me incaricata di esaminare materiale del mio archivio personale (Scritti e discorsi) e in parte di trascriverlo, in modo che io possa correggerlo" (b. 14 ua. 51.1). In un'altra lettera indirizzata all'archivio del Pci-Pds del marzo 1996 scrive: "In preparazione del trasferimento del partito in altra sede mi sto sforzando di mettere ordine nell'archivio del mio ufficio che raccoglie materiali di oltre un trentennio". Quando nel luglio 2000 i Democratici di sinistra versarono l'archivio Bufalini alla Fondazione Istituto Gramsci, i due terzi delle carte erano organizzate in fascicoli raccolti in cartelline dotate di un titolo proprio, ordinati in raccoglitori con un ordine cronologico. Questa documentazione era strutturata in due serie ben distinte, Corrispondenza e Scritti e discorsi, mentre le carte rimanenti erano prive di ordinamento anche se, talvolta, inserite in fascicoli, titolati o meno. Le singole carte raccontano il lavoro di studio e di verifica operato direttamente dal produttore su ognuna di esse, come emerge dallo sforzo di individuare il contesto di produzione, per apporre una data a penna o a matita, seppure approssimativa, su quelle che ne erano prive. 34 unità archivistiche versate insieme all'intero archivio del Pci nel 1996 alla Fondazione Istituto Gramsci, oggi sono confluite nel fondo Paolo Bufalini.
Un primo riordinamento delle carte ed un inventario è stato realizzato nel 2003 dalla dott.ssa Maria Antonietta Serci.

Paolo Bufalini

[1944] - 1996

321 fascicoli

Inventario informatizzato realizzato da Irene Mirabella.

ricerca libera