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Francesco De Martino1923 - 2002

La vita di Francesco De Martino abbraccia un periodo lungo e ricco di vicende decisive per la storia del nostro Paese. Il fascismo, la guerra, la Liberazione con la nascita della Repubblica, la ricostruzione, le lotte sociali e la guerra fredda, il boom economico e la stagione delle grandi conquiste civili, la crisi petrolifera, fino agli anni della strategia della tensione e del terrorismo; vicende che l'uomo politico napoletano ha vissuto da protagonista attraverso una lunga militanza politica nella sinistra che lo ha portato a ricoprire importanti incarichi nel Partito socialista italiano e nelle istituzioni, ed attraverso un'altrettanto importante e feconda attività professionale di studioso e docente universitario di diritto romano e di storico del movimento operaio e socialista.
De Martino nasce a Napoli il 31 maggio del 1907, da una famiglia della media borghesia. Il padre è un impiegato postale, la madre si occupa della casa. Dopo il ginnasio ed il liceo si iscrive alla facoltà di giurisprudenza (1926).
Durante gli anni della frequenza universitaria il giovane De Martino viene accolto come praticante presso lo studio legale di Enrico De Nicola.
In questi anni cominciano a maturare i primi interessi per la politica e la decisione di intraprendere la carriera universitaria: l'impegno per l'indagine e la ricerca storica portano, infatti, De Martino ad abbandonare l'avvocatura.
Essenzialmente autodidatta, De Martino prepara una tesi di laurea sulla giurisdizione nel diritto civile, nella quale vi era una larga introduzione storica a cominciare dal diritto romano. Per tale carattere il relatore della tesi fu il prof. Siro Sollazzi. In questi anni (1933) scrive anche un volumetto sullo stato di Augusto e con tali lavori si presenta all'esame per il conferimento della libera docenza.
Dopo il conferimento della libera docenza nel 1936, De Martino prende contatti con il prof. Siro Sollazzi, il quale positivamente colpito dall'indipendenza del giovane studioso, lo propose per l'assegnazione dell'incarico in una materia romanistica essendo vacanti gli insegnamenti di Istituzioni e di Storia, dal momento che il titolare, prof. Arangio Ruiz, era stato chiamato in Egitto presso l'Università del Cairo. La facoltà accolse la proposta, fatto insolito, data l'età molto giovane dello studioso.
Nel 1939 De Martino partecipa al concorso per cattedra in Diritto romano e lo vince. Chiamato da varie Università, quella di Messina, dove ebbe inizio la sua carriera ufficiale come professore straordinario e prosegue le docenze l'anno successivo a Bari.
Nel 1942 De Martino vince il concorso per professore ordinario e viene chiamato dall'Università di Bari a ricoprire la cattedra di storia del diritto romano. Di sentimenti repubblicani ed antifascisti, si iscrive al Partito d'azione nel 1943, diventandone a Napoli uno dei principali animatori.
Con la destituzione di Mussolini il 25 luglio del 1943 e la caduta del regime De Martino si iscrive al Partito d'azione, diventandone a Napoli uno dei principali animatori. Dopo la liberazione di Napoli cresce l'impegno di De Martino nel Partito d'azione, che lo vede schierarsi all'interno della componente di ispirazione socialista, che aveva in Emilio Lussu il suo principale esponente. Come membro autorevole della corrente di sinistra in antagonismo con la parte più moderata capeggiata da Ugo La Malfa e Adolfo Omodeo, De Martino partecipa attivamente al dibattito interno e al congresso di Cosenza nell'agosto 1944, presentando assieme ad Emilio Lussu un ordine del giorno, contribuisce alla affermazione di una linea politica più marcatamente socialista. In questa occasione De Martino entra a far parte dell'esecutivo nazionale.
Alle elezioni per la Costituente del 2 giugno 1946 il Partito d'azione conosce un grave insuccesso elettorale, nonostante la vittoria della Repubblica al Referendum.
Nel gennaio del 1947 il Partito socialista, che alle elezioni per la Costituente era risultato il primo partito della sinistra, si divide; durante i lavori del XXV congresso che si svolgeva nelle sale di Palazzo Barberini a Roma, Giuseppe Saragat rompe con Nenni e assieme ad una cinquantina di deputati fonda il Partito socialista dei lavoratori italiani. In quello stesso mese Alcide De Gasperi, al ritorno da un viaggio negli Stati Uniti, interrompe l'unità d'azione dei partiti del Cln, dando vita ad un governo senza le sinistre.
Nell'ottobre del 1947 il Partito d'azione si scioglie; De Martino aderisce al Psi nella corrente di Lelio Basso, il segretario, eletto dopo la scissione socialdemocratica.
Alle elezioni del 1948, svolte in un clima assai teso, socialisti e comunisti scelgono di correre insieme nella lista del Fronte democratico e subiscono una pesante sconfitta.
De Martino viene eletto per la prima volta in parlamento nella circoscrizione di Napoli-Caserta (sarà eletto deputato ininterrottamente fino al 1983).
Al congresso socialista di Firenze del 11-16 maggio 1949 con la vittoria della sinistra interna De Martino viene chiamato a far parte della Direzione del partito, nella quale resterà fino al 1978.
In questo stesso anno De Martino è chiamato all'Università di Napoli alla cattedra di Storia del diritto romano che tenne lungamente fino al collocamento in pensione nel 1972. Su proposta della Facoltà verrà nominato con Decreto del Presidente della Repubblica "Professore Emerito" e qualche anno piu' tardi Socio corrispondente dell'Accademia nazionale dei lincei e poi membro nazionale.
A partire dai primi anni Cinquanta De Martino svolge un importante lavoro politico, sia ideologico che organizzativo, a Napoli e nel Mezzogiorno, creando, insieme a M. Alicata e G. Amendola il "Movimento per la Rinascita del Mezzogiorno", che tanta parte avrà nelle battaglie per la riforma agraria e l'affermazione di politiche di sostegno economico e di sviluppo verso le aree più povere d'Italia; la rivista del movimento, "Cronache Meridionali", che vedeva in redazione socialisti e comunisti insieme, diventa il luogo privilegiato per l'elaborazione concettuale del nuovo pensiero meridionalista.
De Martino partecipa in parlamento e nelle piazze italiane alle principali battaglie politiche della Sinistra di quegli anni: per la neutralità nella politica degli schieramenti internazionali, contro la legge truffa del 1953, per l'allargamento dei diritti dei cittadini a partecipare alla vita democratica, contro il latifondo e per le libertà sindacali.
Ma non viene meno il suo impegno "professionale" all'Università. Le sue lezioni non saranno mai abbandonate, così come i suoi impegni di docenza e la sua attività di ricerca, anzi proprio in questi anni cominciano a vedere la luce i primi volumi della "Storia della costituzione romana" in 6 volumi.
Un'opera vasta e approfondita, fondamentale per numerose generazioni di studenti, testimonianza di una feconda attività di ricerca che accompagnerà De Martino lungo gli anni più significativi della sua partecipazione alla vita politica del paese: il primo volume esce nel 1950; il sesto e l'ultimo nel 1972.
Al Congresso Psi di Torino del 31 marzo-3 aprile 1955 De Martino contribuisce con Rodolfo Morandi e Pietro Nenni alla formulazione di un documento politico e congressuale di apertura al movimento cattolico; con la formula della "alternativa democratica" vengono gettate le basi teoriche per la nascita e il radicamento in Italia di una terza forza socialista, tra comunismo e cattolicesimo.
L'anno successivo Krusciov legge il suo rapporto sui crimini di Stalin al XX Congresso innestando un generale clima di ripensamento e di dibattito all'interno del movimento operaio internazionale.
De Martino con Pietro Nenni e Riccardo Lombardi sceglie la strada di una sempre più marcata linea di autonomia del socialismo dal comunismo e dall'Unione sovietica.
In polemica non solo con il Pci del tempo, ma anche con larga parte del Psi, De Martino si fa promotore con Pietro Nenni della stagione del centro-sinistra. Ai congressi Psi di Napoli (1959) e Milano (1961) le tesi autonomiste conquistano la maggioranza del Partito socialista. Il dibattito interno è però molto aspro.
Nel 1960 si apre una stagione di crisi del modello centrista e moderato che dal 1947 aveva governato l'Italia.
I Governi Scelba e Tambroni sostenuti anche dalla estrema destra fascista, vengono contestati aspramente con violenze e morti nelle piazze italiane.
Quando nel marzo del 1962, ad Amintore Fanfani, esponente della corrente di sinistra della Dc viene affidato l'incarico di formare un nuovo governo, il Psi unitariamente si astiene nel voto di fiducia.
Ma la coalizione centrista entra nuovamente in crisi dopo pochi mesi: è il preludio della fine di una stagione politica.
Nel 1963 Nenni, Lombardi e lo stesso De Martino sono nella delegazione che apre le trattative con la Dc. Nell'estate di quell'anno Giovanni Leone guida un monocolore tecnico in attesa di un chiarimento politico.
Il congresso socialista di Roma nell'ottobre del 1963 sancisce l'entrata del Psi nel governo: Aldo Moro ne è presidente, Pietro Nenni, vice-presidente e ministro degli esteri.
De Martino è eletto per la prima volta segretario del Partito socialista italiano, nel momento forse più difficile.
La scelta del Psi per il centrosinistra, infatti, produce un'altra lacerazione tra i socialisti: parte della Sinistra interna esce dal partito, portando con sé 27 deputati, 11 senatori, dirigenti, funzionari ed oltre un quarto degli iscritti, che nel gennaio del 1964 daranno vita a Roma al Psiup.
Il primo governo di centro-sinistra della storia repubblicana ha vita tormentata e breve. Al suo interno si scontrano due posizioni in materia economica e sociale: quella del ministro socialista dell'economia Antonio Giolitti, che con una egualitaria politica dei redditi, mirava ad una programmazione puntuale delle politiche di investimento e dei consumi e quella sostenuta soprattutto dalle parti più conservatrici del sistema economico-finanziario, che sosteneva l'esigenza di misure congiunturali deflazionistiche, di cui si fece portatore il ministro del Tesoro Colombo.
Inoltre vengono alla luce contrasti sulle riforme da attuare, concordate nel programma di governo: statuto dei lavoratori, regioni e urbanistica, soprattutto.
Il 25 giugno del 1964, Moro è costretto alle dimissioni per aver cercato di far approvare finanziamenti alle scuole cattoliche.
Moro riesce a dar vita ad un nuovo governo il 22 luglio, sempre con l'appoggio socialista. Proprio nei giorni in cui la crisi di governo è al suo culmine, viene predisposto - ma si saprà più tardi - da ambienti militari vicini all'arma dei Carabinieri e al suo comandante il generale De Lorenzo, un progetto di colpo di stato (denominato "Piano Solo"), che prevedeva, nel caso di un dilungarsi della fase di incertezza politica, misure di detenzione per i principali dirigenti del sindacato e della Sinistra.
Nell'ottobre del 1966 Psi e Psdi si uniscono; De Martino diviene segretario del Partito socialista unificato insieme a Mario Tanassi, carica che mantiene fino al 1969, anno della nuova divisione socialista, quando accetta di adempiere in prima persona a responsabilità di Governo.
Sul finire degli anni Sessanta la situazione generale muta radicalmente.
In seno al Governo sorgono forti contrasti in materia economica e sociale.
Si incrinano i rapporti tra Dc e Psi. Si apre la stagione delle lotte sindacali e studentesche, in Europa i carri armati del Blocco di Varsavia reprimono la Primavera di Praga, anche in Italia dopo Stati uniti e Francia, gli studenti occupano le università.
Nell'autunno del 1969 i rinnovi dei contratti soprattutto nei comparti tessile, metalmeccanico e dei trasporti portano ad un aumento della tensione sociale.
Nel dicembre del 1969 esplode una bomba nell'agenzia della Banca dell'Agricoltura di Piazza Fontana a Milano, che provoca 12 morti e decine di feriti.
È il primo pesante atto terroristico di quella "strategia della tensione" che vede esponenti dell'estrema destra italiana, ambienti deviati dei servizi segreti ed esponenti del mondo politico-economico conservatore, uniti con l'obiettivo di destabilizzare l'ordine democratico ed indurre a svolte autoritarie.
L'unità organizzativa dei socialisti è messa in crisi quando nell'ottobre del 1968 Mauro Ferri, socialdemocratico ed esponente autonomista, viene eletto segretario unico del Psu. I nodi di una unificazione realizzata velocemente e mai compresa fino in fondo da dirigenti e militanti dei due partiti, oltre al sopra citato avvio di un processo di logoramento nei rapporti all'interno della coalizione del centrosinistra, conducono alla divisione tra socialisti e socialdemocratici.
Il Comitato centrale del partito unificato respinge infatti la sera del 4 luglio 1969 una mozione presentata da Pietro Nenni nell'estremo tentativo di salvare l'unificazione.
Il Psi viene ricostituito e De Martino è eletto segretario del partito, incarico che mantiene per meno di un anno, fino a quando assume l'incarico di vice-Presidente del consiglio nel governo Rumor e in quello successivo presieduto da Colombo (1970).
Nel maggio del 1970 il Parlamento approva lo Statuto dei Lavoratori e in quello stesso anno partono le prime leggi attuative del nuovo ordinamento regionale.
Nel 1971 Giulio Andreotti forma un governo con il liberale Malagodi alla guida del principale dicastero di indirizzo economico. La recessione prodotta dallo shock petrolifero induce il governo a far uscire la lira dal Serpente monetario europeo (settembre 1972); questa scelta fa impennare l'inflazione e fluttuare il cambio fino ad una svalutazione di oltre il 20%.
Nel Psi si apre un dibattito interno che vede contrapposte la linea di una netta alternativa alla Dc con quella più possibilista che vuole un rilancio del centro-sinistra.
De Martino propone la politica cosiddetta degli "equilibri più avanzati" che mira ad un coinvolgimento dell'intera sinistra alla guida del paese, sempre nel quadro di un'alleanza con il cattolicesimo democratico.
De Martino vince il 39esimo congresso nazionale del Psi (novembre 1972) con l'ala autonomista di Nenni, ed è segretario del Psi dal 1972 al 1976. Da parte della Dc rimane il veto ad ogni allargamento a sinistra.
La corrente Dorotea, infatti, che vince il congresso Dc nel luglio 1972 propone e fa approvare all'assise un documento conclusivo nel quale si mostra disposta a riprendere la collaborazione con i socialisti a patto che venga mantenuta la celebre clausola della "delimitazione della maggioranza".
Sono questi gli anni della violenza politica tra destra e sinistra, degli attentati, della stagnazione economica e dell'austerità, ma anche della più grande trasformazione civile e sociale mai avvenuta in Italia. Il costume degli italiani infatti cambia profondamente: il diritto all'aborto e al divorzio, il nuovo stato di famiglia, le riforme in materia carceraria, psichiatrica, sanitaria introdotte nella legislazione o discusse in quegli anni testimoniano di un clima di grandi passioni e fervore. In questo clima si consuma l'ultima stagione del centro-sinistra.
Alle elezioni politiche del 20 giugno 1976 il Psi ottiene un deludente risultato scendendo sotto il 10 percento, dopo il successo alle regionali del 1975. Il Pci invece è al suo massimo storico. Il panorama politico italiano conosce un periodo di grande incertezza: ad un indebolimento democristiano infatti corrisponde un avanzamento della sinistra su posizioni non convergenti.
Enrico Berlinguer, segretario del Pci, teorizza un compromesso con le forze cattolico-democratiche per il governo del paese e nello stesso tempo dà il via ad un sofferto processo di revisione ideologica che porta il Pci al progressivo distacco dal comunismo sovietico.
Il 13 luglio 1976 si svolge a Roma presso un albergo sulla via Aurelia, il Midas Hotel, il Comitato centrale del Psi, convocato per discutere del risultato elettorale.
Al termine di una giornata drammatica di discussione e dibattito De Martino decide di dimettersi dalla segreteria del partito.
Al suo posto viene eletto Bettino Craxi: è l'inizio del cosiddetto "nuovo corso" socialista, che accentua i motivi di autonomia dalla Dc e dal Pci.
Francesco De Martino prosegue in minoranza la sua battaglia per l'unità della sinistra nell'alveo di un socialismo democratico.
Il 16 marzo 1978 Aldo Moro, Presidente della Dc, più volte Presidente del Consiglio, viene rapito dalle Brigate Rosse, dopo un sanguinoso conflitto a fuoco con gli uomini della scorta. I brigatisti intendono processare Moro e chiedono allo Stato la scarcerazione di numerosi prigionieri politici in cambio della sua liberazione.
Il mondo politico italiano si divide tra chi si fa portatore di una linea di fermezza nei confronti delle richieste dei terroristi e chi viceversa propone una linea umanitaria che ne accolga parte delle richieste.
Dopo 54 giorni di prigionia il 9 maggio, il corpo senza vita di Aldo Moro viene rinvenuto, dietro segnalazione dei brigatisti, nel bagagliaio di una vettura parcheggiata nella centrale via Caetani a pochi metri da via delle Botteghe Oscure e piazza del Gesù, sedi delle segreterie di Pci e Dc.
A luglio dello stesso anno per la prima volta nella storia repubblicana un socialista viene eletto alla Presidenza della Repubblica: Sandro Pertini.
Il 2 agosto del 1980 alla stazione di Bologna esplode un ordigno che provoca la morte di oltre ottanta innocenti: gli esecutori - si accerterà in seguito - sono neofascisti aiutati da ambienti dei Servizi Segreti: un altro capitolo della strategia della tensione.
Nei congressi del Psi di Palermo (aprile 1981) e Verona (marzo 1984) si consolida la leadership di Bettino Craxi. Il Psi modifica la sua struttura organizzativa e decisionale: segreteria e direzione modificano le proprie funzioni, mentre il comitato centrale viene sostituito da una assemblea nazionale consultiva.
Durante la conferenza programmatica a Rimini nel giugno del 1982 viene disegnata la nuova linea politica del partito che accentua, nella proposizione di un socialismo di ispirazione liberale, la propria diversità dalle altre correnti della sinistra italiana.
Nel 1983 De Martino è eletto al Senato quale candidato unico della Sinistra. La natura unitaria della candidatura di De Martino si realizza in un momento di estrema tensione tra le due maggiori componenti della sinistra italiana.
Bettino Craxi ottiene l'incarico di formare il governo dopo le elezioni guidando una coalizione di pentapartito per quasi quattro anni.
De Martino riprende con vigore l'attività di studioso, dopo la pubblicazione de "La storia economica di Roma antica", tradotto in numerose lingue estere, esce nel 1983 "Un epoca del socialismo" in cui è descritta - con la dovizia di chi vi ha partecipato in prima persona - la storia del movimento socialista italiano, dalla lotta antifascista alla stagione del centrosinistra.
De Martino partecipa ai lavori della legislatura, impegnandosi tra l'altro nella commissione senatoriale affari esteri; la necessità di unificare le varie componenti della sinistra in Italia costituisce l'oggetto privilegiato dei suoi interventi e della sua riflessione politica.
Nel 1987 De Martino rinuncia ad una nuova candidatura per l'impossibilità di pervenire ad un accordo unitario tra Psi e Pci; lo stesso anno viene pubblicato "Una teoria per il socialismo", una analisi sulle prospettive del movimento socialista in Italia alla luce dei grandi cambiamenti in atto.
Nel 1989 De Martino dà alle stampe "Il pessimismo della Storia e l'ottimismo della ragione": un ulteriore contributo di ricordi e riflessioni sulla storia del movimento operaio, nel quale lo statista ribadisce la necessità di superamento delle storiche divisioni tra socialismo e comunismo.
Lo sgretolamento del regime sovietico in Russia, la caduta del Muro di Berlino ed il processo di unificazione in Germania accelerano il cambiamento nel Pci.
Nel giugno del 1989 il Partito comunista italiano si scioglie. Acchille Occhetto, fonda a Bologna il Partito dei democratici di sinistra nel quale confluiscono gran parte dei parlamentari, dei funzionari e dei militanti del Pci.
De Martino è nominato il primo giugno 1991 senatore a vita dal Presidente Francesco Cossiga.
Il 17 febbraio 1992 la procura di Milano arresta l'amministratore del Pio Albergo Trivulzio, Mario Chiesa, dando il via alle inchieste contro la corruzione politica denominate "Mani Pulite".
Nel febbraio del 1993 Bettino Craxi si dimette dalla segreteria del Psi.
Il Psi dopo cento anni di storia si scioglie.
Il governo di pentapartito è nella bufera e con esso l'intero sistema politico italiano. Gli arresti di manager, dirigenti di azienda e soprattutto gli avvisi di garanzia inviati a numerosi parlamentari, rivelando l'intreccio tra politica e affari, avviano un processo di disgregazione, che porterà - dopo la scomparsa dei principali partiti protagonisti della storia politica dal dopoguerra ed il pronunciamento referendario degli italiani per un sistema elettorale maggioritario - al passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica.
Alle elezioni politiche del 27 marzo 1994, le prime in Italia svoltesi con un sistema maggioritario, il centro-destra alleato con la Lega Nord ottiene la maggioranza e Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia è nominato Presidente del Consiglio. Dopo poco più di un anno Berlusconi è costretto alle dimissioni a seguito della fuoriuscita del Governo da parte della Lega Nord. Lamberto Dini è a capo di un Governo tecnico.
Nell'aprile del 1996 l'Ulivo, coalizione di centro-sinistra, vince le elezioni politiche e Romano Prodi è nominato Presidente del Consiglio. Il 9 maggio Francesco De Martino pronuncia il discorso di apertura dei lavori della XIII Legislatura del Senato della Repubblica .
Nel 1998 la casa editrice Laterza pubblica "Intervista sulla Sinistra italiana". Stimolato dalle stringenti domande di Sergio Zavoli, Francesco De Martino compie una riflessione sul passato e sulla nuova stagione della politica in Italia, sulle strategie per poter realizzare una unità organizzativa della sinistra, sulle prospettive del movimento socialista internazionale, sui grandi temi della globalizzazione economica e degli squilibri nord e sud del mondo.
Nel 2000 esce per la Casa Editrice Nuova Italia il saggio "Socialisti e comunisti nell'Italia Repubblicana".
Francesco De Martino muore a Napoli il 18 novembre 2002.

Le carte raccolte da Francesco De Martino e conservate presso la sua abitazione al Vomero, sono state donate dai familiari nel 2004 e versate all'Archivio storico del Senato della Repubblica nel marzo 2006, dopo un lavoro di inventariazione e schedatura durato circa un anno.
Nel 2010 e nel 2015 gli eredi hanno effettuato due ulteriori versamenti di documentazione descrittai in nuovi subfondi.

Francesco De Martino

1923 - 2002

Buste 190, fascicoli 1034

Disponibile per la consultazione online.

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