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SCHUPFER Francesco

05 gennaio 1833 - 08 settembre 1925 Nominato il 17 novembre 1898 per la categoria 18 - I membri della Regia accademia delle scienze dopo sette anni di nomina provenienza Veneto

Commemorazione

 

Atti Parlamentari - Commemorazione
Tommaso Tittoni, Presidente

Onorevoli colleghi. [...] Una delle figure più altamente rappresentative della scienza giuridica italiana è scomparsa l'8 settembre in Roma col collega prof. Francesco Schupfer che pur novantaduenne - era nato in Chioggia il 5 gennaio 1833 - conservava appieno la vigoria dell'ingegno e dello spirito. Gli studi egli compì in Austria, e, laureatosi all'Università di Vienna nel 1858, si dedicò col più grande amore allo studio del diritto romano e della nostra storia giuridica e subito si affermava come giurista di grande valore, conseguendo nel 1860 la docenza di storia del diritto nell'Università di Padova e nel 1864 la nomina a professore straordinario di diritto romano nell'Università di Innsbruck. Ma poco dopo, nel 1866, scoppiata la guerra con l'Austria, egli lasciava la Cattedra di Innsbruck e nello stesso anno veniva nominato professore di diritto romano nell'Università di Padova, passando poi nel 1878 alla Cattedra di storia del diritto nell'Università di Roma. E da allora, per oltre 42 anni, egli ha tenuto qui il suo insegnamento conservandolo anche dopo che ebbe compiuto il 75° anno di età, e solo lo lasciò dietro sua domanda nel 1920, all'età di 87 anni.
Quale poderoso contributo Francesco Schupfer abbia portato alla scienza ed alla scuola stanno ad attestarlo la grande fama nella quale giunse, l'ammirazione devota da cui era circondato. È merito soprattutto suo che nell'ultimo cinquantennio, dopo l'indirizzo dato dal Pertile, la storia del diritto italiano sia da noi assurta alla dignità di scienza autonoma e si sia solidamente formata una scuola che, con gli illustri cultori che vanta, costituisce onore dell'Italia. Francesco Schupfer, che col suo vivace ingegno, con la sua vasta cultura e coi severi studi compiuti era nel pieno possesso dei metodi e dei mezzi di ricerca, ha affrontato importantissimi problemi della nostra storia giuridica e con numerose opere, nelle quali non si sa se ammirare più la profondità e il rigore dell'indagine o la vivacità dello stile e la fine arguzia, egli ha portato luce vivissima sugli istituti più vari del diritto pubblico e privato e su tutta la storia del nostro ordinamento giuridico, economico e sociale. Le sue pubblicazioni sulle fonti, sulle istituzioni politiche longobarde, sul diritto privato dei germani, sono opere di alto valore che segnano passi decisivi nel campo degli studi ed anche il recente scritto sul diritto delle obbligazioni in Italia nell'età del risorgimento e la recentissima monografia intorno all'antico diritto babilonese, pubblicati dopo il suo collocamento a riposo, sono lavori poderosi, espressione mirabile della forza del suo ingegno capace delle più ardue sintesi, del suo finissimo spirito critico che penetrava appieno la ragione delle cose. E fu l'opera di Schupfer nel campo degli studi anche opera di sano patriottismo, poiché è pur merito suo se la nostra scienza storico-giuridica si sia resa indipendente da quella straniera, se sia stata apprezzata nel suo ampio valore l'importanza delle nostre istituzioni sociali dopo la caduta dell'Impero Romano e si sia rivendicata attraverso la conoscenza delle istituzioni germaniche l'importanza del genio e delle consuetudini romane nella formazione della nostra coscienza giuridica, contro la vantata influenza di altri diritti.
Nella scuola Francesco Schupfer fu maestro insuperabile. Le sue lezioni sono ricordate come esempio di originalità e vigoria di pensiero, di chiarezza e di vivacità, onde ad esse numerosi accorrevano discepoli ed ammiratori, che alla luce dei suoi insegnamenti si tempravano, preparandosi degnamente alla vita scientifica e professionale. Egli ebbe della scuola il più alto concetto: la considerava una palestra nella quale i giovani dovevano essere educati al rigore del metodo e apprendere soprattutto la serietà e la dignità degli studi. Ma egli era anche l'amico e la guida affettuosa dei giovani cui pur fuori della scuola era largo di consigli e di incoraggiamenti: onde ben meritata egli ebbe la soddisfazione di vedere non pochi dei suoi discepoli salire in fama di giuristi insigni.
Francesco Schupfer era socio dell'Accademia dei Lincei fin dal 1883 e fece parte di non poche altre accademia italiane e straniere; fu membro per lungo tempo del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione ed entrò in Senato il 17 novembre 1898. Ai nostri lavori fu assiduo e partecipò attivamente sia alle discussioni che all'opera degli Uffici Centrali: fu pure per lungo tempo membro della Commissione d'istruzione dell'Alta Corte, portando in tutti gli uffici occupati il contributo del suo alto sapere.
La fine di Francesco Schupfer è un grave lutto per la scienza giuridica italiana che perde uno dei suoi sommi cultori il cui nome resterà legato all'odierno rinascimento degli studi storici; ma non meno grande è il dolore del Senato che vede scomparire uno dei suoi più venerandi membri, alla memoria del quale manda un reverente saluto, mentre porge le più vive condoglianze alla famiglia. (Benissimo). [...]
FEDELE, ministro della pubblica istruzione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FEDELE, ministro della pubblica istruzione. [...]
Mi si consenta di dire una particolare parola per la perdita dei senatori [...] Schupfer [...] Francesco Schupfer era universalmente giudicato come uno dei più grandi maestri della storia del diritto in Europa. Per merito, in parte, suo e dei giovani che egli educò severamente alla scienza, si può affermare che in questo campo di studi l'Italia tenga un posto onoratissimo. [...]
(Applausi).

Senato del Regno, Atti parlamentari. Discussioni, 16 novembre 1925.