senato.it | archivio storico

PONTI Ettore

26 gennaio 1855 - 02 ottobre 1919 Nominato il 14 giugno 1900 per la categoria 21 - Le persone che da tre anni pagano tremila lire d'imposizione diretta in ragione dei loro beni o della loro industria provenienza Lombardia

Commemorazione

 

Atti Parlamentari - Commemorazione
Tommaso Tittoni, Presidente

Egregi colleghi.
È ben triste il dovere che mi incombe di farmi annunziatore al Senato di nuove dolorosissime perdite. [...]
Ma altra e ben più dolorosa sventura ci sovrastava.
Il mattino del 2 ottobre, nella magnifica sua villa di Biumo Superiore presso Varese, dopo un primo assalto cardiaco che, sembrava ormai vinto, improvvisamente si aggravava e spegneva l'illustre e amato collega senatore marchese Ettore Ponti.
Nato il 26 gennaio 1855 da quell'Andrea Ponti, che col proprio ingegno, il tenace volere, ed i geniali ardimenti portò le industrie tessili ad un grado di sviluppo prima non mai raggiunto in Italia, egli era destinato a continuare, sempre più perfezionandola, la grande opera paterna.
Compiuti con ardore gli studi classici, fu volontario di un anno, uscendone col grado di ufficiale Genova cavalleria. Subito dopo, a scopo di istruzione, e con intenti industriali e commerciali, dal padre, che con grande austerità ne curava l'educazione, fu mandato a compiere un viaggio in Europa per visitarvi i più importanti stabilimenti di filatura e tessitura, e ne tornò con grande dovizie di studi e di osservazioni, che tosto si fece ad applicare sotto la sicura scorta del padre.
Fu questo per il giovane Ponti un periodo di febbrile attività, che iniziò tutta una vita di nobile, energico lavoro.
Col perfezionamento dei metodi di produzione egli volle che andassero di pari passo il miglioramento morale e la elevazione economica delle classi dei lavoratori, e alle molte fondazioni di beneficenza e di sapiente previdenza, già istituite dal padre, molte altre ne volle aggiunte, e non solo negli opifici industriali, ma altresì nelle vaste aziende agricole, che stanno ad attestare il suo spirito di modernità e il grande amore per gli umili suoi cooperatori. Così si videro sorgere accanto a' suoi grandiosi stabilimenti ed ai maggiori centri colonici, non solo case operaie, case di ricovero, scuole, asili e forni rurali, ma prendervi posto altresì società di mutuo soccorso e cooperative, istituti per sussidi di malattie e di vecchiaia e casse di soccorso per infortuni sul lavoro, assai prima che a questi ultimi provvedesse la legge, che prelusero la munificente istituzione dei padiglioni, che da lui presero il nome, presso l'Ospedale maggiore di Milano per la cura funzionale e meccanico-terapeutica degli operai infortunati, trasformati poi, per pietosa sua iniziativa durante la guerra, in sale chirurgiche per la cura dei feriti.
Ma a tanto fervore di opere e di giovanile energia non bastava ormai più il campo, per quanto vasto, della privata industria, ed Ettore Ponti era chiamato a servire il proprio paese in uffici assai più importanti. Dapprima le istituzioni di pubblica assistenza se ne contesero la collaborazione; poi le associazioni a scopi scientifici, letterari, artistici e di cultura lo vollero presidente; e le grandi simpatie che ovunque seppe acquistarsi presso la cittadinanza ben presto lo designarono a cose maggiori,
Una prima occasione che doveva dare al suo nome, una grande notorietà, non solo in Milano, ma in tutta la regione lombarda, fu l'esposizione nazionale del 1881: cospicua impresa, della quale il Ponti divenne ben tosto l'anima; che coronata dal più completo successo, confermò in modo irrefragabile la sua fama di espertissimo amministratore e di incomparabile organizzatore.
Nel 1890, sebbene con manifesta riluttanza, si piegò a lasciarsi portare candidato nel terzo collegio di Milano, ed eletto con splendida votazione, il mandato, che egli esercitò con alti intenti patriottici, gli venne confermato anche per la successiva legislatura; ma venuto a scadenza, con una nobile dichiarazione agli elettori e ferma risoluzione, ne declinò in modo reciso la riconferma.
Nominato senatore nel 1900, intieramente assorbito dall'energica vita locale, non portò al nostro alto consesso tutto il contributo di sapere, di esperienza e di competenza tecnica che da lui si attendeva, ma bastarono i pochi, rari ed importanti discorsi che vi pronunziò in mezzo all'attenzione generale, a dimostrare quanto fosse giustificata l'attesa.
Ma dove emersero maggiormente le singolari attitudini dell'uomo, la mente lucida e pronta, il senso pratico delle sue intuizioni, l'equilibrio armonico delle più diverse facoltà e la dirittura de' suoi propositi fu nel Governo del Comune, da lui assunto, per unanime designazione, nel 1905 in condizioni particolarmente difficili.
L'amministrazione civica di Ettore Ponti, sorta con propositi di pacificazione e di restaurazione economica, si distinse subito per una larghezza di idee veramente degna di Milano e delle sue gloriose tradizioni, che nobilmente prepararono l'ambiente al gran fatto mondiale della esposizione universale del 1906.
Fu tutto un programma di rinnovamento civile e di riforme finanziarie, ponderatamente concepite e coraggiosamente attuate, per dar modo al Comune di far fronte alle ingenti spese del nuovo piano edilizio da lui e da valorosi suoi colleghi di giunta, ideato e in gran parte compiuto, come preparazione al grande avvenimento della Esposizione.
Contemporaneamente, perché di pari alle spese si svolgessero risorse nuove atte a provvedere ai bisogni futuri, che si prevedevano grandi ed impellenti, il Ponti, in unione alla giunta, con sicura visione, prevedendo gli immensi benefizi che il comune avrebbe ritratti dal grandioso impianto idro-elettrico da loro progettato, malgrado le opposizioni coalizzate che scissero momentaneamente la stessa maggioranza che li sosteneva, volle che tosto venissero iniziati i lavori.
La innata signorilità del Ponti e l'elevato modo di intendere la dignità della rappresentanza cittadina, congiunte alla varia e vasta cultura, e la sua famigliarità colle lingue estere, fecero di lui il sindaco ideale di Milano nel momento in cui si apprestava a divenire il convegno di quanto di più illustre enumerava il mondo industriale, commerciale, scientifico ed artistico.
Tutti rammentano sempre con compiacenza ed orgoglio i successi ottenuti dal Ponti nei congressi e nei sontuosi ricevimenti di quei giorni, ed è rimasta memorabile l'ospitale, munifica accoglienza che il nostro Re con la Regina trovarono nel di lui palazzo di via Bigli in una serata dedicata in loro onore.
A manifestare l'alta sua soddisfazione in modo che sempre vivo se ne conservasse il ricordo, il Re conferì al Ponti il titolo di marchese, con diritto di trasmissione ai successori.
Ma l'eminente uomo, dopo avere tanto operato in servizio del suo paese, desideroso di condurre a termine alcuni suoi studi, non mai intieramente abbandonati, prendendo occasione da un doloroso incidente, volle ritirarsi a vita privata, consentendo soltanto a conservare la presidenza del Comitato dei danneggiati dal terremoto calabro-siculo, con una predilezione che dimostra tutta la infinita bontà dell'animo suo verso le vittime della sventura, dalle quali, tutto abbandonando, non si sentì la forza di staccarsi.
Nella volontaria solitudine nella quale si era ritirato, il Ponti, lungi dal cercarvi il riposo cui aveva diritto di aspirare, dopo un periodo di così intenso lavoro, riprese con rinnovata energia gli studi interrotti; tutto si diede alla pubblicazione di alcuni notevoli scritti nella Nuova antologia e particolarmente dell'opera intitolata: La guerra dei popoli e la futura confederazione, che vide la luce nel 1916, quando più imperversava la spaventevole guerra che tanto sangue e tante lagrime ha fatto versare.
Non può non notarsi a proposito di questa pubblicazione lo strano contrasto che si rivela tra l'egoismo crudele, freddo calcolatore di una razza che non aspirava che al dominio su gli altri popoli asserviti, che non aveva altro culto che quello della forza, per la quale tutti i mezzi eran buoni purché rispondenti a' suoi fini d'impero, e lo spirito calmo, sereno, supremamente idealistico di quest'uomo fatto tutto di bontà, che, tutto pervaso dal suo grande amore per l'umanità, non ha altro ideale che quello di una pace universale che stringa in un sol fascio tutti gli Stati d'Europa e metta in comune tutti i beni di una perenne concordia tra vinti e vincitori, cancellando tutte le traccie della lotta feroce dalla quale i combattenti non erano per anco usciti.
Ma il suo grande desiderio di pace, finché durò la guerra, non distolse il Ponti dal fare opera patriottica nei molti Comitati di assistenza civile, concorrendo con tutti i mezzi che la ricca fortuna gli forniva, a sollevare le infinite miserie che della guerra ne erano la diretta conseguenza.
Dire tutto il bene compiuto da questo filantropo illuminato che, nella ricchezza non vedeva che i doveri che essa impone, non è dato in questo momento in cui il dolore per la grande perdita turba ogni calcolo. Lo diranno i futuri biografi del grande industriale, che colla fortuna propria fece quella degli innumerevoli suoi cooperatori; del cittadino benefico e altamente benemerito, che onorò la patria, mettendo a suo servizio tutte le eccelse virtù della sua mente eletta e del suo animo buono e generoso; che non ebbe pensieri che non fossero per la sua felicità e la maggiore sua grandezza.
Oggi il Senato reverente si inchina dinanzi alla tomba di Ettore Ponti, innanzi tempo dischiusa, e invia alla famiglia le dolorose sue condoglianze. (Bene). [...]
GREPPI EMANUELE. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GREPPI EMANUELE. Una commemorazione del senatore Ettore Ponti che facesse degno riscontro a quella pronunciata dal Presidente, e fosse degna di colui che rimpiangiamo, come fra i più illustri benemeriti illustri colleghi, mi sarebbe in questo momento, per molte ragioni, impossibile. Ma se a me manca il potere delle analisi io spero di avere trovato la sintesi della figura scomparsa, e la sintesi me l'ha data una frase della commemorazione che di Ettore Ponti ha fatto il suo successore nell'ufficio di sindaco di Milano.
Il sindaco di Milano ha detto che se qualcuno poteva distoglierlo dalla sua convinzione della fatalità della lotta di classe, questo qualcuno sarebbe stato Ettore Ponti, riconoscendo egli avendo speso tutta la sua vita, tutta la sua anima, tutto il suo ardore nel deprecare questo terribile fato. Purtroppo se nemmeno l'intenzione purissima di Ettore Ponti ha potuto smuovere uno dei più leali nostri avversari, bisognerebbe dire che è impossibile succeda altrimenti; ma voi sapete come le idee e specialmente le idee generose fecondino piuttosto dopo la morte di chi se ne fa campione. La vita è troppo breve, l'umanità è troppo indegna di un uomo generoso perché lo ricompensi durante la vita, ma l'idea buona si rafforza col tempo e vince. Auguriamo dunque che il pensiero continuo di Ettore Ponti diretto al componimento delle nostre lotte di classe sia avveri e si aggiunga così una gloria maggiore a quella che già sentiamo aver meritato. Io saluto riverentemente la memoria di Ettore Ponti, associandomi a quanto mi ha detto l'onorevole nostro Presidente.
Io prego poi di inviare le nostre condoglianze, non solo alla famiglia, ma anche alla rappresentanza della città, perché, le parole del sindaco mi assicurano che le condoglianze a nome del Senato saranno riverentemente riconoscentemente accolte. (Vive approvazioni).
MORTARA, ministro della giustizia e degli affari di culto. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MORTARA, ministro della giustizia e degli affari di culto. [...] Ettore Ponti, compitore della grande opera del padre dell'industria, amministratore sapiente della cosa pubblica, animo buono e benefico, avuto lode da chi lo ha avvicinato, degna delle sue alte qualità. A me che non ebbi l'onore di conoscerlo rimane soltanto il dovere di tributare anche alla sua memoria un caldo omaggio.

Senato del Regno, Atti parlamentari. Discussioni, 6 dicembre 1919.