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FERRARIS Carlo

15 agosto 1850 - 09 ottobre 1924 Nominato il 24 novembre 1913 per la categoria 03 - I deputati dopo tre legislature o sei anni di esercizio e per la categoria 05 - I ministri segretari di Stato e per la categoria 18 - I membri della Regia accademia delle scienze dopo sette anni di nomina e per la categoria 19 - I membri ordinari del Consiglio superiore di istruzione pubblica dopo sette anni di esercizio provenienza Piemonte

Commemorazione

 

Atti Parlamentari - Commemorazione
Tommaso Tittoni, Presidente

Onorevoli colleghi. Durante l'interruzione dei nostri lavori, dobbiamo piangere purtroppo la scomparsa di cari colleghi. [...]
Gravissima perdita ci ha colpito colla morte, avvenuta il 9 ottobre in Roma, dopo lunga atroce infermità, del dottor professor Carlo Ferraris, benemerito Presidente della nostra Commissione di finanze. Nato in Moncalvo Monferrato il 15 agosto 1850, si laureò appena ventenne in giurisprudenza nell'Università di Torino, con una brillantissima dissertazione sulla ”Rappresentanza delle minoranze nel Parlamento” che fu premiata colla medaglia d'argento del Ministero dell'Istruzione.
Recatosi all'estero a perfezionarsi, scrisse alcuni apprezzati lavori di economia e di statistica, tanto che il nostro compianto insigne collega Luigi Bodio lo volle suo collaboratore alla Direzione generale di Statistica per qualche tempo. La sua luminosa carriera universitaria si iniziò nel 1876 col conseguimento della libera docenza in economia politica nell'Università di Roma. Coprì poi in Pavia la prima Cattedra di Scienza dell'Amministrazione creata in Italia. Dopo una breve permanenza al Ministero dell'Agricoltura, Industria e Commercio colla carica di Capo divisione, insegnò statistica nelle Università di Roma e di Padova, dove passò poi alla Cattedra di Diritto Amministrativo e Scienza dell'Amministrazione, che tenne ininterrottamente. Dal 1891 al 1896 fu rettore di quel glorioso Ateneo, rendendosi altamente benemerito per numerose iniziative e riforme. A lui si deve, fra l'altro, la solenne celebrazione del terzo centenario galileiano. Per venti anni, dal 1893 al 1913, fu attivissimo membro del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione.
La sua attività politica ebbe un primo accenno nel 1886, quando fu eletto deputato per il collegio di Casalmonferrato, ma non poté allora conservare il mandato perché colpito dall'incompatibilità parlamentare per la sua carica di professore Universitario.
Dopo una lunga interruzione, tornò alle lotte politiche nel 1904, quale deputato per il collegio di Vignale e l'anno dopo, nominato ministro dei Lavori Pubblici, ebbe a risolvere l'arduo problema dell'organizzazione dell'esercizio di Stato delle ferrovie, riuscendovi in modo mirabile, dopo un lavoro immane. Cessata la sua opera di ministro, fu per altri otto anni deputato, segnalandosi sempre per l'attivissima partecipazione ai lavori parlamentari: basti ricordare l'opera da lui svolta quale membro della Commissione d'inchiesta sull'amministrazione della guerra e dell'altra Commissione d'inchiesta sulle condizioni dei contadini nel Mezzogiorno ed in Sicilia.
Il 24 novembre 1913 veniva nominato senatore e dire dell'opera sua in quest'Assemblea sarebbe perfino superfluo se non servisse a manifestare anche più vivamente il nostro grande cordoglio: innumeri furono le discussioni importanti cui egli partecipò sempre recando il contributo della sua coltura giuridica, della sua vasta competenza amministrativa e finanziaria; innumeri le relazioni da lui stese su argomenti svariatissimi, ma specialmente in politica finanziaria. E grandi benemerenze egli si è acquistato verso il paese, sovratutto per l'opera svolta nella sua qualità di membro e poi di Presidente della nostra Commissione di finanze, giacché nell'interesse del pubblico bilancio, non mancò mai di far sentire ai vari governi, consigli, richiami, avvertimenti molto apprezzati. Fu anche membro di altre importanti commissioni, come di quella interparlamentare sulle ferrovie, e di quella sulle tariffe doganali.
Nella letteratura giuridica egli lascia un'orma non peritura, coi suoi lavori che toccano i campi più disparati, dalla statistica e dall'economia alla Scienza bancaria, dall'assicurazione obbligatoria di cui fu ardente sostenitore al diritto amministrativo puro, a questioni scolastiche e universitarie. La sua collaborazione era apprezzata ed ambita dalle più importanti riviste e collezioni di diritto e di sociologia non solo d'Italia, ma di tutto il mondo. Le sue benemerenze scientifiche gli erano valse la nomina a membro d'importanti consigli, quali, oltre al cennato Consiglio superiore della Pubblica Istruzione, i Consigli superiori di Statistica e della Previdenza. Era inoltre accademico dei Lincei, membro dell'istituto Veneto di Scienze, lettere ed arti, dell'Istituto Internazionale di statistica, delle Società di statistica Svizzera, Reale Inglese, Americana e di Parigi.
Di Carlo Ferraris piacemi qui sovratutto esaltare l'altissimo, quasi religioso, senso del dovere, la operosità spinta fino all'abnegazione. Egli non sapeva cosa fosse riposo e già minato dal male che doveva poi così crudelmente martoriarlo, volle fino all'ultimo attendere alle sue molteplici occupazioni.
Ben si può dire ch'egli ha speso tutta la sua vita in servizio della Scienza e della patria che amava di vivissimo amore.
Ed il suo animo fu aperto a tutti i più dolci sentimenti dell'amicizia e dell'affetto familiare: e la sua vita fu sempre di un'ammirevole semplicità e modestia di costumi.
A tutti noi egli fu collega carissimo e mirabile esempio di altruismo e di sacrifizio. Il suo nome è troppo intimamente legato ai lavori della nostra Assemblea perché il vuoto che lascia la sua dipartita possa essere tanto facilmente colmato.
Inviamo alla sua nobilissima figura il nostro più reverente, commosso saluto, alla sua famiglia l'espressione del nostro profondo rammarico. (Bene).
CASATI, ministro della pubblica istruzione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASATI, ministro per l'istruzione pubblica. Onorevoli senatori. Salutare in nome della scuola due insigni maestri anzi tempo scomparsi, quali Carlo Ferraris e [...], significa soprattutto riconoscere ciò che di vivo e di operante permane in noi del loro pensiero e del loro esempio di cittadini che mirabilmente seppero unire, ciascuno con note distintive del tutto proprie, alla passione disinteressata della cosa pubblica l'esercizio severo e scrupoloso dei doveri di insegnanti e di educatori. Non c'è infatti problema della pubblica amministrazione cui non sia legato il nome di Carlo Ferraris [...].

Senato del Regno, Atti parlamentari. Discussioni, 18 novembre 1924.