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BARSANTI Olinto

12 ottobre 1836 - 06 maggio 1905 Nominato il 20 novembre 1891 per la categoria 03 - I deputati dopo tre legislature o sei anni di esercizio provenienza Toscana

Commemorazione

 

Atti Parlamentari - Commemorazione
Tancredi Canonico, Presidente

Signori senatori! [...]
Ma qui non si arresta la nota dolorosa. Nelle prime ore del giorno seguente alla morte del senatore Boni, cioè alle 2 del 6 corrente, si estingueva in Firenze il senatore Olinto Barsanti, nato a Cascina, in territorio di Pisa, il 12 ottobre 1836.
Fin da giovanetto propugnò la causa del risorgimento della patria; fu deputato, prima di Pisa poi di Firenze, sua dimora abituale, e senatore dal 20 novembre 1891.
Laureato in legge, e fatta la sua pratica legale sotto il celebre Panattoni, occupò ben presto e mantenne costantemente uno dei primi posti nel foro toscano, dedicandosi specialmente agli affari civili.
Oltre lo studio indefesso, il sano suo criterio giuridico, l'acutezza e la lucidità dell'ingegno svegliato e sintetico, gli facevano afferrare prontamente il punto essenziale di ogni questione, e rendevano assai ricercata e pregiata l'opera sua di consulente e di patrocinatore.
Non era minore la sua attività nel Consiglio comunale di Firenze ed in numerosi altri consigli amministrativi di cui fece parte.
Tutto ciò non gl'impediva di venire abbastanza frequentemente in Senato, dove stese importanti relazioni su disegni di legge: ultima delle quali è quella bellissima sul progetto di riforma della giustizia amministrativa che sta attualmente dinanzi al Senato.
Amato da tutti per i suoi modi cortesi e benevoli, egli lascia un vuoto, come nel foro e nella città di Firenze, che ebbe sempre per lui altissima stima, così nella nostra Assemblea e nelle nostre sale di convegno, dove era cosa gradita il trattenersi con lui.
Non sono ancora molti giorni che lo vedemmo fra noi: ed ora l'occhio suo è spento, è muto il labbro, ed un freddo sasso ne copre la spoglia mortale!.
All'egregia sua famiglia le vive nostre condoglianze: al suo eletto spirito il nostro affettuoso saluto. (Vive approvazioni).
FORTIS, presidente del Consiglio, ministro dell'interno. Domando la parola.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare.
FORTIS, presidente del Consiglio, ministro dell'interno. Per mio mezzo, il Governo si associa con tutto l'animo alle commemorazioni che sono state testé pronunziate dall'illustre Presidente, così per il valoroso soldato, come per l'insigne giureconsulto che mancarono.
Entrambi benemeriti della patria, entrambi insigni per le opere, essi, avendo onorato l'uno il campo di battaglia, l'altro il foro, erano ben degni di sedere in questo alto consesso, ed erano decoro del Senato. (Approvazioni).[...]
MUNICCHI. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MUNICCHI. Egregi colleghi, la ragione del cuore - essendo stato amico dell'onorevole Barsanti da oltre 50 anni - la ragione della mente, - essendo io di Firenze dove l'opera del Barsanti si esercitò per tanti anni e con tanto pubblico vantaggio - mi spingono ad aggiungere brevi parole a quelle eloquenti già pronunziate in onore della memoria del nostro estinto collega.
Quella di Olinto Barsanti è stata una vita veramente esemplare, ed ammirabile. Con il suo ingegno, con lo studio indefesso, con l'opera sempre solerte, e più che tutto con la sua probità egli, venuto su da origini modestissime, ha saputo raggiungere un'altissima posizione. Nato in piccolo paese nei pressi di Pisa (Cascina) egli poté ottenere un posto di studio nell'Università. Si laureò nel 1857. Ignoto a tutti, giovine, senza amicizie, senza parentele potenti, senza aiuto di alcuno, venne in quell'epoca a Firenze e fu accolto come praticante nello studio di un avvocato il cui grande sapere fu battezzato dallo spirito bizzarro fiorentino con una frase scherzosamente espressiva. Codesto avvocato di alta autorità e dottrina prese il Barsanti in grande stima ed affetto, sicché durante le pratiche legali egli, poté cominciare a farsi conoscere come dotto giurista ed uomo destinato ad un brillante avvenire. Nel 1861 divenne avvocato e cominciò ad esercitare la professione. Nel 1863 egli si era già fatto tanto conoscere che il ministro guardasigilli del tempo Miglietti, gli offerse il posto di sostituto procuratore del Re. Secondo gli usi del tempo e per le regole di dover passare prima per la carriera dei pretori e degli uditori, era codesta una grande distinzione. Il Miglietti in quel tempo, come prima di lui il Cassinis, cercava nelle diverse parti di Italia giovani valorosi per chiamarli a pubbliche funzioni. Così rammento che in quell'epoca contemporaneamente al Barsanti fu impiegato un nostro illustre collega, insigne giurista e scrittore, oggi presidente di sezione del Consiglio di Stato. Il Barsanti però non accettò; ero stato incaricato io, che allora coprivo la carica di capo sezione al Ministero di grazia e giustizia, di dargli notizia della sua nomina. Egli mi rispose con una nobilissima lettera che conservo, che ringraziava molto il ministro, ma che era deciso a non accettare. In lui già si era fatta viva la coscienza che sarebbe arrivato ad alta posizione nella libertà della professione. Esempio notevole questo per i giovani i quali fanno tanta ressa per concorrere ai pubblici impieghi. Quella degli impieghi non è la più atta o almeno non è la sola via per giungere a considerevole altezza. Il Barsanti vi giunse mediante la libera professione dell'avvocheria, in cui fu uno dei primissimi non solo nella curia toscana ma in quella italiana.
Nel 1865, Firenze capitale d'Italia, fortunatamente in via provvisoria, e come tappa, Firenze volle eleggersi un Consiglio comunale che rispondesse all'altezza della missione affidatale.
Si ricostituì allora il Consiglio comunale ed il Barsanti di 29 anni e non di Firenze fu eletto con splendida votazione a consigliere comunale di quel Consiglio di cui fecero parte, come di dovere a scopo d'italianità altri di altre provincie un Giuseppe Pasolini, un Gaspare Barbera, un ing. Pietro Maestri, un marchese di Torrearsa ed altri.
Questo fu il punto di partenza di Olinto Barsanti nella vita pubblica e nel Consiglio comunale di Firenze egli rimase, prestandovi opera ammirabilmente efficace, per oltre trentacinque anni. Per venticinque anni è stato anche consigliere provinciale e del Consiglio in progresso di tempo vicepresidente. Insomma la sua vita operosissima è stata un notevole esempio che il cittadino può coll'onestà dell'opera, collo studio, colla dottrina giungere a quel punto cui si è prefisso di arrivare.
La vita del Barsanti potrebbe invero essere un capitolo speciale delle opere dello Smiles o del Lessona ”volere è potere”. Egli infatti, oltreché nell'esercizio professionale, è arrivato ad avere in Firenze una delle primissime posizioni. Presidente del Consiglio dell'ordine degli avvocati, presidente della Congregazione di carità, consigliere, ve l'ho già detto, comunale, vicepresidente del Consiglio provinciale, vicesovrintendente dell'Istituto degli studi superiori e presidente di opere pie, membro del Consiglio d'amministrazione delle ferrovie meridionali, in tutte queste funzioni egli ha impresso una traccia alta, efficace.
L'ufficio suo non è stato uno di quelli che talvolta, e pur troppo non di rado, si assumono ad honorem; il suo valore ha avuto sempre per effetto l'utilità, il progresso di quell'istituto cui egli si era consacrato.
Nell'esercizio professionale la sua grande operosità avrebbe dovuto fruttargli larghissimi guadagni, ma il lucro non fu per lui in proporzione dell'opera perché gran parte del suo tempo e del suo lavoro era consacrato alle tante persone povere che a lui ricorrevano o per patrocinio o per consiglio. Era un po' il savio per tutti, pagina questa che non è certo una delle meno belle della sua vita. Il Barsanti è morto sulla breccia lavorando sempre, in vantaggio della sua regione e dell'Italia. Di lui è stato detto da un membro autorevole dell'altro ramo del Parlamento, in cui il Barsanti fu per quattro legislature, è stato detto che egli ha onorato l'avvocheria e la patria, ed è proprio così.
Onore alla sua memoria; possa il saluto mesto, che il nostro Presidente ha mandato, lenire il dolore della sua povera moglie, donna modesta, ma degna compagna di Olinto, per le sue qualità morali, e di tutta la sua, oggi, sventurata famiglia. Questo saluto giungerà gradito a Firenze per cui la morte di Olinto Barsanti, che ha avuto un'eco di dolore in tutta Italia, è stato un vero lutto civico. (Vive approvazioni).
BUONAMICI. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUONAMICI. Signor Presidente, signori senatori, non è per aggiungere alla ottima e pietosa commemorazione che il signor Presidente ha fatto pochi momenti or sono di Olinto Barsanti, o alle giuste parole del presidente del Consiglio o a quelle così opportune, così ampie che il mio collega ha pronunciato; perché nulla devesi aggiungere; essendo da queste commemorazioni, e da questi ricordi, risultato quanto grande sia stata la perdita che ha fatto la patria nostra e che ha fatto anche il nostro insigne consesso con la morte del senatore Olinto Barsanti.
Queste commemorazioni sono, per dir così, come una maggior luce, la quale cade sulla tomba del nostro collega, e questa maggiore luce riesce a dimostrare quanto il senatore Olinto Barsanti meritasse questa lode e il nostro comune rimpianto.
Dunque nulla dovrei, o potrei aggiungere a quello che è stato già detto su questo mesto proposito; ma perché la provincia mia che fu pure quella di Olinto Barsanti, non resti muta dirimpetto al dolore di tanti, io per questo ho chiesto l'onore della parola al signor Presidente. A nome della Provincia di Pisa adunque, dove il Barsanti nacque, io mando una parola di elogio e di rimpianto alla memoria di questo uomo che noi ricorderemo lungamente.
La provincia nostra era già turbata da una altra sventura, voglio dire dalla morte del generale Boni, di cui testé è stato pure fatto un giusto e lodevole elogio, quando sopraggiunse la notizia di una nuova disgrazia, quella della morte del Barsanti. Sono due gravi perdite che la Provincia di Pisa ha fatto, e in nome di essa esprimo i miei sentimenti di compianto per l'una e per l'altra.
Il Barsanti fu consigliere provinciale di Pisa e fu anche presidente del Consiglio provinciale della stessa città; la sua morte pertanto ha più ragioni di dolore e di lungo e meritato ricordo. Essendo stato presidente del Consiglio provinciale di Pisa, egli fu mio predecessore in tale ufficio; con questa differenza che egli onorò l'ufficio che gli fu assegnato, mentre oggi quell'ufficio onora me. Ma non è per questo soltanto che merita di essere onorato il nome di Olinto Barsanti. Egli deve essere considerato anche nella sua professione. Già alcune cose sono state dette a proposito della dottrina legale del Barsanti.
Debbo aggiungere anche io che egli fu forse l'ultimo di una schiera di valorosi legali i quali, cominciando dal Landi e scendendo fino al Sanminiatelli, al Feri, al Pedri, al Dell'Hoste, e ad altri, costituirono proprio una famiglia di uomini nobilmente dedicati alla difesa delle leggi non solo con una vita esemplare ma anche con la dottrina e l'ingegno, che, educato al diritto antico, procurò in Toscana il grande progresso della giurisprudenza, come tante persone passate per i tribunali nostri possono anche oggi dimostrare.
Il Barsanti aveva un alto concetto dell'avvocatura, come già è stato detto, ed io volentieri insisto su questo punto. Egli soleva volentieri ripetere un famoso detto del Salvagnoli che lo pronunciò nell'uscire dal grado di ministro. Egli disse adunque che l'ufficio dell'avvocatura è tale che quando se ne esce giammai si sale, e quando vi si rientra mai si discende. Tale era il concetto che il Barsanti aveva dell'altissimo suo ufficio, sempre dedicato in favore della giustizia; e tanto a vantaggio dei ricchi come, e specialmente, a vantaggio dei poveri.
Ormai da pochi giorni Olinto Barsanti reclinò il suo capo non anco per gli anni del tutto incanutito in grembo alla morte e a noi non resta che custodire la sua memoria; la quale invero non sarà mai dimenticata dalla patria riconoscente, e da tutti coloro i quali si dolgono che i buoni cittadini a poco a poco spariscano. (Bene).
FINOCCHIARO - APRILE, ministro di grazia e giustizia e dei culti. Domando la parola.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare.
FINOCCHIARO - APRILE, ministro di grazia e giustizia e dei culti. Il presidente del Consiglio, a nome del Governo, si è associato alla commemorazione degli illustri senatori di cui l'onorevole Presidente del Senato ha annunziata la morte. Ma il Senato vorrà consentire al ministro di grazia e giustizia, che dica una sola parola per unirsi al vivo cordoglio così nobilmente espresso dall'illustre Presidente di questa Assemblea e da altri onorevoli senatori per la scomparsa di Olinto Barsanti.
La triste nuova mi giunse nel momento in cui aveva dinanzi a me l'ultima relazione parlamentare da lui stesa con tanta copia di dottrina. Con essa egli ha chiuso l'opera sua di legislatore e di giurista eminente.
Olinto Barsanti esercitò l'ufficio di avvocato con la coscienza di magistrato, ispirandosi sempre a quella religione del dovere che deve essere la guida di chiunque rivesta la toga. Sento di compiere un dovere volgendo alla memoria di lui una parola mesta di rimpianto, sicuro di interpretare il sentimento della magistratura italiana che ne ammirò sempre l'alto intelletto e l'altissima integrità. (Benissimo).

Senato del Regno, Atti parlamentari. Discussioni, 9 maggio 1905.