Sila
Commissione consultiva per l'altopiano della Sila
Sintesi
I legislatura (8 maggio 1948 - 24 giugno 1953)
La Commissione, composta da 3 senatori e 3 deputati, fu eletta al Senato e alla Camera rispettivamente il 9 e il 16 giugno 1950. Presidente: sen. Salomone.
Il disegno di legge Provvedimenti per la colonizzazione dell'Altopiano della Sila e dei territori jonici contermini, di iniziativa governativa, venne presentato in Senato (n. 744) il 2 dicembre 1949. Assegnato per l'esame in sede referente alla Commissione Agricoltura e alimentazione, venne discusso dall'Assemblea dal 3 al 14 febbraio e dal 2 al 16 marzo 1950, data in cui fu approvato con emendamenti. Trasmesso alla Camera (n. 1178) il 20 marzo, fu assegnato per l'esame in sede referente alla Commissione Agricoltura e foreste - Alimentazione e discusso dall'Assemblea dal 19 al 29 aprile e dal 2 al 4 maggio 1950, data in cui fu approvato definitivamente. Divenne la legge 12 maggio 1950, n. 230, istitutiva della Commissione in titolo.
La legge 12 maggio 1950, n. 230, Provvedimenti per la colonizzazione dell'Altopiano della Sila e dei territori jonici contermini (detta «legge Sila»), rappresenta, assieme alla legge 21 ottobre 1950, n. 841, Norme per la espropriazione, bonifica, trasformazione ed assegnazione dei terreni ai contadini, il provvedimento cardine della riforma agraria attuata in Italia nei primi anni ‘50 (sulla quale cfr. la voce «Enti di riforma fondiaria» di questo Repertorio). Tale legge affidava all'«Opera per la Valorizzazione della Sila» (OVS), ente pubblico istituito con la legge 31 dicembre 1947, n. 1629, l'esecuzione dei compiti per l'attuazione della riforma e, per ragioni di efficienza, apportò all'ente opportune innovazioni, concernenti soprattutto il suo organigramma amministrativo.
L'«Opera per la Valorizzazione della Sila», nacque per promuovere, tramite espropri e assegnazioni di terre, la colonizzazione, la trasformazione fondiaria e agraria nonché la bonifica dell'Altopiano della Sila in Calabria e aree limitrofe. L'art. 1 della legge n. 230/1950 le affidò il compito «di provvedere alla ridistribuzione della proprietà terriera e alla sua conseguente trasformazione, con lo scopo di ricavarne i terreni da concedersi in proprietà a contadini, entro il territorio delimitato da una linea che, partendo, a sud, dal promontorio di Staletti, segue il perimetro del comprensorio Alli-Copanello, risale le statali 109-bis e 109, si allaccia al perimetro occidentale dell'Altopiano silano fino al fiume Mucone, ne segue il corso fino alla confluenza del Crati, prosegue lungo la ferrovia statale Cosenza, Sibari fino a congiungersi col perimetro nord dei consorzi di bonifica di Cassano e di Cerchiara, arriva alla foce del torrente Saraceno donde, costeggiando il litorale ionico ritorna al promontorio di Staletti». La legge indicava anche quali caratteristiche dovessero avere i terreni da espropriare, ossia «i terreni di proprietà privata, suscettibili di trasformazione, i quali, computate anche le proprietà situate fuori del territorio indicato nell'art. 1, appartengono, a qualsiasi titolo, in comunione o pro-indiviso a singole persone o società che, al 15 novembre 1949, avevano più di trecento ettari. Le norme del comma precedente si applicano anche ai beni in enfiteusi. [...]. I terreni suscettibili di trasformazione appartenenti a società possono essere totalmente espropriati. Resta impregiudicato il diritto dell'Opera di procedere all'acquisto di altri terreni non soggetti ad espropriazione, previa autorizzazione del Ministro per l'agricoltura e per le foreste. L'Opera può essere autorizzata dal Ministro per l'agricoltura e per le foreste a permutare i terreni, dei quali è divenuta comunque proprietaria, con terreni ritenuti più idonei alla formazione della proprietà contadina» (art. 2)
L'«Opera» fu attiva negli anni ‘50-'60 e realizzò importanti infrastrutture, come la costruzione di acquedotti, strade e potenziamento della rete elettrica; creò borghi rurali, come il Borgo San Leonardo di Cutro progettato da Giovanni Astengo, creò alloggi e promosse l'agricoltura intensiva per colonizzare la zona. Conclusasi la riforma fondiaria, l'ente perse la sua funzione originaria e le sue competenze confluirono progressivamente nell'Azienda Regionale per lo Sviluppo dell'Agricoltura Calabrese (ARSAC). Con il decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 325, Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di espropriazione per pubblica utilità, vennero quindi abrogate sia la legge n. 230/1950, sia la legge n. 841 dello stesso anno. L'ente, tuttavia, lasciò un'eredità significativa nella gestione del territorio calabrese, trasformando radicalmente il territorio silano: esso passò da area caratterizzata da un'economia agropastorale estensiva a area qualificata da forme di agricoltura più moderna e da insediamenti stabili. Lasciò quindi un'eredità che oggi si inserisce nel contesto di valorizzazione del patrimonio naturale e paesaggistico della Sila.
La Commissione consultiva in titolo non era prevista dal disegno di legge governativo e venne inserita durante la discussione del provvedimento presso la Commissione Agricoltura e alimentazione del Senato. Quest'ultima statuì che i «trasferimenti dei beni [...] in favore dell'Opera, le occupazioni di urgenza dei beni stessi, le indennità di espropriazione, saranno disposti dal Governo con decreti aventi valore di legge ordinaria, in base a delegazione del Parlamento, ai sensi degli articoli 76 e 77 della Costituzione, sentito il parere di una Commissione composta di tre senatori e di tre deputati eletti dalle rispettive Camere» (Atto Senato n. 744-A, I legislatura, art. 5).
La previsione di tali decreti legislativi e del relativo parere della Commissione consultiva venne poi mantenuta, pur con piccole modifiche, nel testo definitivo della legge n. 230/1950.