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serie 2 Democrazia cristiana (1940 - 1998)

"Cattolico rigoroso ma al tempo stesso entusiasta di Mazzini, gli anni della formazione intellettuale di T. coincisero con il periodo "‘maturo" del fascismo. Nel 1931, giovanissimo, divenne presidente della Federazione universitaria cattolica italiana (FUCI) genovese, partecipando assiduamente all'attività di un gruppo di studio semiclandestino di giovani cattolici costituitosi in quell'anno sotto la guida dei cardinali Giuseppe Siri, Emilio Guano e Franco Costa. Nel suo cammino formativo si colloca la frequenza, da un lato, dell'Università Cattolica di padre Gemelli, contrassegnata dal consenso ufficiale al regime fascista, da cui derivò la concezione dirigistica dello Stato in economia, dall'altro l'ambiente fucino del cardinale Giovanni Battista Montini (v. Paolo VI), antifascista, aperto sul mondo. Pur appartenendo alla generazione cosiddetta "dei littoriali" - si era iscritto nell'aprile del 1930 al Partito nazionale fascista così come al Gruppo universitario fascista (GUF) genovese - nell'ambiente fucino T. maturò progressivamente la scelta democratica, antifascista, degasperiana, filoamericana, cui sarebbe rimasto fedele nel tempo. Tra il 1941 e il 1943 fece parte del Consiglio nazionale del Movimento laureati cattolici, partecipando allo storico convegno di Camaldoli dei cui enunciati, favorevoli a prospettive di economia "mista", fece tesoro quando si trovò a collaborare alla stesura, in sede di Assemblea costituente, delle norme costituzionali sulla proprietà. A partire dal 1941 si avvicinò al Movimento cristiano sociale promosso da Gerardo Bruni, dalla cui confluenza con gli esponenti del disciolto Partito popolare italiano (PPI) nasceva a Genova, il 27 luglio 1943, il Partito democratico sociale cristiano della Liguria, di cui T. avrebbe ben presto assunto la segreteria regionale. Fu solo, tuttavia, dopo l'incontro con Alcide De Gasperi e con il centro democristiano romano, in cui si respirava l'aria del popolarismo internazionalista, che il cristianesimo sociale del giovane uomo politico genovese assunse un'impronta laica e liberale, inserendo fatti e problematiche italiane nella più ampia e ineludibile prospettiva europea e internazionale. Il 9 settembre 1943, all'indomani dell'armistizio, T. partecipava, nello studio dell'avvocato democristiano Filippo Guerrieri, alla riunione nel corso della quale il Comitato ligure dei partiti antifascisti veniva trasformato in Comitato di liberazione nazionale (CLN) ligure, con competenza anche provinciale. Da questo momento cominciava la sua avventura resistenziale. "Pittaluga" fu il suo nome di battaglia. Rappresentò la Democrazia cristiana (DC) in seno al CLN regionale ligure durante tutto il periodo cospirativo. Tenne i contatti con il Comitato di liberazione nazionale Alta Italia, nonché con le missioni alleate e i macquis francesi. Fu lui a presiedere la riunione del CLN che, nella notte del 23 aprile, decise l'insurrezione di Genova di fronte ai nazisti. Fu ancora lui a diffondere dalla stazione radio sulle alture di Granarolo il messaggio della liberazione della città. Era il 26 aprile 1945. Il periodo della Resistenza lo avvicinò "moralmente" all'europeismo. In quel periodo sviluppò l'attenzione ai temi internazionali ed europei, attraverso il contatto con esponenti democristiani di formazione diversa dalla sua sia a livello nazionale sia a livello locale (Lazzaro Maria De Bernardis, Vittorio Pertusio, Carlo Russo, Giorgio Bo), ma anche con aderenti al CLN ligure che appartenevano a quel mondo laico, liberale e azionista in special modo, certamente non estraneo alla cultura europeistica. Si pensi per esempio ai liberali Francesco Manzitti, Errico Martino e Bruno Minoletti, agli azionisti Lino Marchisio e Leopoldo Di Renzo, al socialista Alfredo Poggi. Di T. è il documento della DC ligure più significativo nel periodo della Resistenza non solo per le tematiche economico-sociali, ma anche per quanto attiene ai nuovi assetti politici internazionali: le Idee sulla Democrazia cristiana, diffuse in clandestinità a partire dalla fine del 1944. Partendo da una certo non scontata analisi della crisi profonda in cui erano cadute le grandi potenze del passato, il documento metteva in luce l'esigenza di «superare il nazionalismo, coordinandolo - senza negarlo - in un più vasto concetto della comunità statale», prevedendo «la suddivisione dei continenti in unità federative internazionali». Non erano inoltre dimenticati temi cari al personalismo, quali il decentramento amministrativo e il riconoscimento delle autonomie locali, attraverso il rafforzamento delle comunità intermedie fra l'individuo e lo Stato. Dopo la Liberazione, T. fu designato membro della Consulta nazionale e, nel 1946, venne eletto all'Assemblea costituente, dove fece parte della terza sottocommissione che si occupava di diritti e doveri nel campo economico e sociale. Nel dicembre 1946 entrò a far parte della direzione DC, venendo successivamente nominato vicesegretario del partito. Fu lui a rappresentare l'integrazione della nuova generazione con il gruppo ex popolare. Nell'aprile 1948 venne eletto per la prima volta deputato, dando avvio in quel momento alla mai interrotta presenza nel Parlamento repubblicano. [...] Nel giugno del 1949, al congresso democristiano di Venezia, fu eletto, nonostante la giovane età, segretario del partito, seppur per un periodo transitorio, dimostrandosi intransigente difensore della linea maggioritaria degasperiana. Lasciata a Guido Gonella la segreteria nell'aprile del 1950, si occupò più direttamente del settore esteri della DC. In quello stesso anno, riprendendo l'antica testata di Filippo Meda, fondò la rivista "Civitas", in cui il tema dell'Europa unita era trattato con particolare attenzione.


da Daniela Preda, 2010 https://www.dizie.eu/dizionario/taviani-paolo-emilio/

Consultabilità

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Descrizione

27 buste (da 11 a 37)

Segnatura archivistica

ASSR, Paolo Emilio Taviani, 2

Paolo Emilio Taviani

[1934 - 2001]

Buste 224

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