senato.it | archivio storico

Commesse di armi (VII-VIII leg.) - Documenti e atti parlamentari

La «Commissione parlamentare d'inchiesta e di studio sulle commesse di armi e mezzi ad uso militare e sugli approvvigionamenti» è stata istituita con la legge 8 agosto 1977, n. 596, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 233 del 27 agosto 1977.
L'istituzione di una Commissione di inchiesta sulle commesse d'armi e sugli approvvigionamenti per le Forze armate fu proposta per la prima volta in Parlamento nella VI Legislatura, in concomitanza con la pubblica discussione sullo «scandalo Lockheed». Tra il febbraio e il marzo 1976 furono presentati in Senato quattro disegni di legge (nn. 2441, 2444, 2468, 2469), da parte di diversi partiti politici, per istituire una Commissione parlamentare d'inchiesta sulle forniture e commesse militari, disegni di legge che si arenarono in Commissione Difesa dopo che questa li aveva esaminati approvandoli in un testo unificato ma che però non fu mai discusso in Assemblea e decadde con lo scioglimento delle Camere del 1° maggio 1976.
All'inizio della VII Legislatura furono presentati in Senato due disegni di legge concernenti l'istituzione della stessa Commissione di inchiesta: il disegno di legge n. 116, «Istituzione di una Commissione d'inchiesta e di studio sulle commesse di armi e mezzi ad uso militare e sugli approvvigionamenti», presentato da diverse forze politiche (PSI, PCI, DC, PSDI, PRI, PLI, Sin. Ind.) e il disegno di legge n. 208, per istituire una «Commissione d'inchiesta parlamentare sulle forniture militari», presentato dal MSI.
I disegni di legge nn. 116 e 208 furono assegnati alla Commissione Difesa, che li discusse in sede referente: la Commissione approvò all'unanimità il disegno di legge n. 116 e chiese l'assorbimento del disegno di legge n. 208. Nella seduta dell'11 febbraio 1977 l'Assemblea di Palazzo Madama discusse ed approvò senza modifiche il disegno di legge n. 116 dichiarando assorbito il disegno di legge n. 208. Il passaggio alla Camera (n. 1149) modificò il disegno di legge che venne poi approvato definitivamente dall'Assemblea di Palazzo Madama (n. 116-B) il 28 luglio 1977, diventando la legge 8 agosto 1977, n. 596.
Come stabilito dall'articolo 5 della legge istitutiva, la Commissione era composta da 15 senatori e da 15 deputati nominati dai Presidenti delle Camere; tali nomine furono annunciate alle Camere il 27 ottobre 1977 e la Commissione si costituì il successivo 17 novembre 1977, eleggendo nel suo seno il Presidente, senatore Dionigi Coppo, e il suo Ufficio di Presidenza. Nella VII legislatura, la Commissione è stata poi prorogata con la legge 21 dicembre 1978, n. 837.
Nella VIII legislatura, la Commissione è stata istituita con la legge 18 dicembre 1980, n. 865, «Nuova istituzione di una Commissione d'inchiesta e di studio sulle commesse di armi e mezzi ad uso militare e sugli approvvigionamenti», pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 349 del 22 dicembre 1980. Questa legge stabiliva che la Commissione fosse composta da 20 senatori e 20 deputati nominati dai Presidenti delle Camere (nomine annunciate il 4 febbraio 1981 alla Camera e l'11 dello stesso mese al Senato); la Commissione si costituì poi il 5 marzo 1981, eleggendo nel suo seno il Presidente, senatore Egidio Ariosto, ed eleggendo il suo ufficio di Presidenza.
Scaduto il termine per l'espletamento dei lavori della Commissione, non si è fatto ricorso all'istituto della proroga, ma, senza introdurre novità sostanziali, si istituì una nuova Commissione parlamentare d'inchiesta, con la legge 29 aprile 1982, n. 196, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 120 del 4 maggio 1982, alla quale seguì una proroga con la legge 20 novembre 1982, n. 885. La Commissione si è così nuovamente costituita il 9 giugno 1982, con l'elezione a suo Presidente il senatore Egidio Ariosto e con l'elezione del suo ufficio di Presidenza.
Cause e scopi di questa Commissione d'inchiesta furono spiegati bene dal relatore della Commissione Difesa del Senato De Zan, che, nell'illustrare il disegno di legge n. 116 (n. 116- 208-A), scrisse: «Lo stretto rapporto esistente tra industria e forniture militari esige [...] un efficiente sistema di controllo che metta al riparo le autorità militari da ogni rischio e da ogni sospetto di prevaricazione. È noto che l'industria nazionale è in grado di far fronte solo in limitata misura alle richieste delle Forze armate le quali sono perciò largamente tributarie della industria straniera. A maggior ragione l'esigenza di rapporti corretti, liberi da indebite intromissioni e da tentazioni speculative, deve essere garantita da procedure e strumenti idonei. Tale esigenza, largamente sentita dall'opinione pubblica e dal Parlamento soprattutto dopo le rivelazioni relative all'acquisto di aerei della società statunitense Lockheed, non contrasta con l'autonomia di giudizio e di scelta che, per la specifica competenza tecnica, spetta alle Forze armate e va in ogni momento tutelata, ma vuole impedire che tale autonomia degeneri o, più ancora, che taluno la invalidi di fatto condizionando dall'esterno, per propri interessi, le decisioni che vengono assunte. Se errori ci sono stati, essi sono stati resi possibili da strumenti invecchiati o inadeguati. Compito del Parlamento è far luce sui meccanismi per proporne la correzione. Nella convinzione che sia necessario svolgere un'azione efficace e tempestiva volta ad eliminare ogni possibilità di prevaricazione e di illecito nelle procedure relative a commesse militari è parso opportuno come primo passo, proporre l'istituzione di una Commissione d'inchiesta cui attribuire [...] compiti essenziali. Il primo [è] accertare il funzionamento del sistema degli approvvigionamenti, anche in relazione ai fatti che hanno scosso l'opinione pubblica creando il preconcetto che tutto o quasi sia stato commesso illecitamente [...]. Più specificatamente, si prevede che la Commissione debba accertare la regolarità delle forniture e delle commesse militari, rilevare eventuali incongruenze ed inadeguatezze, indicare soluzioni idonee e salvaguardare gli interessi generali, garantire l'efficienza e la dignità delle Forze armate della Repubblica, assicurare la corretta gestione politica e amministrativa di questo settore dello Stato, nel preciso rispetto della funzione di controllo del Parlamento. [...] Il suo primo proposito [del disegno di legge] è restituire piena fiducia alle istituzioni tutelando l'onorabilità delle Forze armate sulle quali non deve gravare, per i pochi che fossero stati ingiustamente o incautamente coinvolti e per l'inadeguatezza delle strutture tradizionali, il sospetto di compiacenze o di corruzione» (Senato della Repubblica, Relazione della 4a Commissione permanente, n. 116-208-A, relatore De Zan, presentata alla Presidenza il 3 febbraio 1977).
L'8 giugno 1983 la Commissione presentò la Relazione conclusiva (relatore Cerquetti, DOC. XXIII, n. 4).

Commesse di armi (VII-VIII leg.) - Documenti e atti parlamentari

ricerca libera