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Terremoto nel Belice (consultiva)

Commissione parlamentare per il parere al Governo sulla destinazione dei fondi per la ricostruzione del Belice

Sintesi

VII legislatura (5 luglio 1976 - 19 giugno 1979)
VIII legislatura (20 giugno 1979 - 11 luglio 1983)
IX legislatura (12 luglio 1983 - 1 luglio 1987)
X legislatura (2 luglio 1987 - 22 aprile 1992)
XI legislatura (23 aprile 1992 - 14 aprile 1994)
XII legislatura (15 aprile 1994 - 8 maggio 1996)
XIII legislatura (9 maggio 1996 - 29 maggio 2001)


La Commissione , composta da 10 senatori e 10 deputati, fu nominata al Senato e alla Camera rispettivamente
il 5 agosto 1976 e l'11 agosto 1976 e si è costituita il 21 ottobre 1976.
Presidente: sen. Pecoraro Antonio, eletto il 21 ottobre 1976.

Per l'VIII legislatura fu nominata al Senato e alla Camera il 4 dicembre 1979 e si è costituita il 12 giugno 1980.
Presidente: sen. Bevilacqua Paolo, eletto il 12 giugno 1980.

Per la IX legislatura fu nominata al Senato e alla Camera l'8 novembre 1983 e si è costituita il 16 febbraio 1984.
Presidente: on. Russo Ferdinando, eletto il 16 febbraio 1984, poi on. Rubino Raffaello, eletto il 21 gennaio 1987.

Per la X legislatura fu nominata al Senato e alla Camera il 23 ottobre 1987 e si è costituita il 14 settembre 1988.
Presidente: on. Nicotra Benedetto Vincenzo, eletto il 14 settembre 1988 (fino al 31 gennaio 1990), poi on. Riggio Vito.

Per la XI legislatura fu nominata al Senato l'8 febbraio 1993 e si è costituita il 17 febbraio 1993.
Presidente: sen. Carpenedo Diego, eletto il 17 febbraio 1993.

Per la XII legislatura fu nominata al Senato e alla Camera il 13 giugno 1995 e si è costituita il 27 giugno 1995.
Presidente: sen. Lauricella Angelo, eletto il 27 giugno 1995.

Per la XIII legislatura fu nominata al Senato e alla Camera rispettivamente il 31 luglio 1996 e il 1° agosto 1996.
Presidente: sen. Lauricella Angelo, eletto il 18 settembre 1996.

Il disegno di legge Ulteriori norme per la ricostruzione delle zone del Belice distrutte dal terremoto del gennaio 1968, di iniziativa governativa, fu presentato alla Camera (n. 4442) l'8 aprile 1976 e assegnato in sede legislativa alla Commissione Lavori pubblici che lo approvò il 15 dello stesso mese in un testo unificato con i disegni di legge nn. 3724-bis, 4274, 4343 e 4391. Trasmesso lo stesso giorno al Senato (n. 2530), fu assegnato in sede deliberante alla Commissione Lavori pubblici che lo discusse e approvò definitivamente il 22 aprile 1976. Divenne la legge 29 aprile 1976, n. 178, legge che prevedeva la Commissione in titolo.

Il terremoto che si verificò nella valle del Belice nel gennaio 1968 dilaniò la Sicilia occidentale tra le province di Trapani, Agrigento e Palermo. I morti furono circa 300 e migliaia i feriti; i danni, inoltre, furono ingentissimi: vi furono paesi che rimasero completamente distrutti sotto i colpi del sisma, come Gibellina, Poggioreale, Salaparuta e Montevago; altri paesi, come Santa Margherita di Belice, Santa Ninfa, Partanna e Salemi ebbero fino all'80% di edifici distrutti o danneggiati gravemente; danni ingenti furono registrati anche a Calatafimi Segesta, Camporeale, Menfi, Sambuca di Sicilia, Sciacca, Vita. Al di là della distruzione, causata soprattutto dalla fragilità delle abitazioni in tufo, il sisma lasciò oltre 100 mila senzatetto e favorì un flusso migratorio verso l'Italia del nord di tanti siciliani.

Il terremoto mise drammaticamente a nudo vari aspetti problematici della realtà del meridione italiano: in primo luogo lo stato di arretratezza generale e in particolare quella in cui vivevano gli abitanti di quelle zone della Sicilia: la popolazione, orfana di giovani e di uomini emigrati già da tempo in cerca di lavoro, era composta soprattutto da anziani, donne e bambini e tale squilibrio evidenziava e rendeva ancora più urgente una soluzione.

Il sisma e le sue conseguenze misero in evidenza anche le difficoltà dello Stato a gestire le emergenze, con gravi ritardi nella ricostruzione. Un mese dopo il sisma, ancora migliaia di persone erano ricoverate in edifici pubblici, in tendopoli, in tende e in carri ferroviari. Successivamente si decise per la realizzazione di baracche in lamiera e per anni la popolazione visse in baraccopoli che divennero il simbolo della drammaticità della situazione, assieme alle lotte che Danilo Dolci - sociologo e attivista della nonviolenza - intraprese a favore della popolazione e contro il malaffare politico-mafioso.

L'impreparazione nella gestione dei soccorsi nel Belice pose il problema più generale di un riordino del sistema di pronto intervento anche per il futuro. Figura centrale di questo percorso di riassetto fu Giuseppe Zamberletti, storicamente riconosciuto come il padre fondatore della moderna Protezione Civile, le cui nomine e incarichi più importanti inclusero quella di Commissario Straordinario per il Terremoto del Friuli (1976) e Commissario Straordinario in Irpinia (1980). Successivamente fu Ministro senza portafoglio per il Coordinamento della Protezione Civile (1982), neonato dicastero previsto dal Governo Spadolini. Sarà, però, solo con la legge 24 febbraio 1992, n. 225 che verrà istituito il Servizio Nazionale della Protezione Civile.

All'indomani del terremoto, per fronteggiare la situazione di emergenza, furono varati più provvedimenti d'urgenza: i primi a essere emanati furono il decreto-legge 22 gennaio 1968, n. 12, Provvidenze a favore delle popolazioni dei comuni della Sicilia colpiti dai terremoti del gennaio 1968, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 marzo 1968, n. 182; il decreto-legge 15 febbraio 1968, n. 45, Norme integrative del decreto-legge 22 gennaio 1968, n. 12, recante provvidenze a favore delle popolazioni dei comuni della Sicilia colpiti dai terremoti del gennaio 1968, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 marzo 1968, n. 240; il decreto-legge 27 febbraio 1968, n. 79, Ulteriori interventi e provvidenze per la ricostruzione e per la ripresa economica dei comuni della Sicilia colpiti dai terremoti del gennaio 1968, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 marzo 1968, n. 241.

A otto anni dal sisma, però, e nonostante i fondi stanziati per la ricostruzione, la situazione della Valle del Belice era ancora drammatica e le parole del deputato Botta, relatore dei disegni di legge nn. 4274, 4343 e 4391, provvedimenti di iniziativa parlamentare concernenti il terremoto e presentati tutti tra l'aprile del 1975 e il marzo del 1976, ne diedero la precisa misura: «25 mila baraccati, 94 mila abitanti e 48 mila persone da trasferire, 70 mila vani da costruire. [...]. Il problema è molto serio: 25 mila famiglie sono infatti prive di alloggio e l'opera di ricostruzione si presenta molto complessa» (Camera dei deputati, Commissione Lavori pubblici, Resoconti stenografici, seduta del 7 aprile 1976). La complessità a cui faceva riferimento Botta concerneva non «soltanto la predisposizione delle abitazioni necessarie, ma anche il decollo sociale ed economico della regione, e di conseguenza la costruzione delle infrastrutture idonee al raggiungimento di tale obiettivo, oltre al trasferimento totale o parziale di alcuni abitanti, alla riparazione o alla ricostruzione degli immobili di proprietà di enti territoriali ed alla concessione di contributi ai privati per il ripristino dei rispettivi alloggi» (Camera dei deputati, Commissione Lavori pubblici, Resoconti stenografici, seduta del 7 aprile 1976).

La popolazione, stanca della situazione, sollecitò più volte l'attenzione delle istituzioni: una delegazione di mille persone, capeggiata dal presidente della Regione Sicilia Angelo Bonfiglio e composta da gente comune, dai sindaci dei comuni terremotati e da dirigenti sindacali, fu ricevuta il 31 marzo 1976 a Roma dal Presidente del consiglio Aldo Moro, dai Ministri dei lavori pubblici, del tesoro e delle partecipazioni statali ed ebbe nello stesso giorno un incontro anche con i presidenti dei gruppi parlamentari della Camera e del Senato nonché con i dirigenti della Cassa del Mezzogiorno. Tale episodio, chiamato giornalisticamente "la spedizione dei mille", era stato preceduto da un altro viaggio a Roma avvenuto appena un mese prima, quello dei bambini del Belice guidati da padre Riboldi, noto in tutta la valle come "don terremoto" per l'impegno con cui si batteva per la soluzione dei problemi della zona. Tali mobilitazioni di sicuro sortirono qualche effetto ai fini della sensibilizzazione delle istituzioni e dell'opinione pubblica: fu dopo il viaggio dei bambini del Belice, infatti, che quasi tutti i partiti si espressero «in favore della istituzione di una commissione parlamentare d'inchiesta con il compito di individuare e colpire i responsabili degli sprechi di questi anni» (Ettore Serio, "Sciopero e «viaggio dei mille» per gli interventi nel Belice", Corriere della sera, 31 marzo 1976). La Commissione d'inchiesta fu in seguito istituita con la legge 30 marzo 1978, n. 96: attiva nella VII e nell'VIII legislatura (sulla quale cfr. voce «Terremoto nel Belice (bicamerale d'inchiesta)» di questo Repertorio), aveva scopi ispettivi e giudiziari per accertare i ritardi e gli sprechi degli anni passati, a differenza della Commissione consultiva di cui qui ci occupiamo, che rimase invece attiva per decenni con il compito di fornire pareri in merito al riparto dei fondi e alla programmazione finanziaria inerente alla ricostruzione.

Il 3 aprile 1976, pochi giorni dopo l'incontro con i rappresentanti del territorio del Belice, il Ministro dei Lavori pubblici Gullotti intervenne presso le Commissioni competenti di Camera e Senato sullo stato dei lavori nelle zone terremotate, stilando un triste bilancio di ciò che era stato fatto fino ad allora e preannunciando la presentazione di un disegno di legge che, oltre a modificare i vigenti strumenti normativi, avrebbe apprestato anche gli ulteriori mezzi finanziari occorrenti per completare l'opera di ricostruzione.

Il disegno di legge del Governo fu presentato alla Camera (n. 4442) l'8 aprile: il provvedimento stabiliva ulteriori stanziamenti economici e modalità di assegnazione degli alloggi, ma non prevedeva l'istituzione della Commissione consultiva in titolo la quale verrà prevista solo in seguito all'approvazione di emendamenti da parte della Commissione Lavori pubblici della Camera.

Istituita con una legge approvata nella VI legislatura, la Commissione consultiva iniziò a operare concretamente dalla VII legislatura, nell'autunno del 1976, venendo poi regolarmente rinnovata nel corso di diverse legislature, fino alla XIII.